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L'Amministrazione
comunale di Carpi e la Fondazione ex-Campo Fossoli, in occasione del
Trentesimo anniversario del Museo Monumento al deportato di Carpi
e nell'ambito delle iniziative in programma per la quarta Giornata
della memoria, organizza quest'anno un Convegno di studi dedicato
al rapporto fra architettura e memoria e ai linguaggi museali sviluppatisi
in Italia e all'estero dal secondo dopo guerra.
L'iniziativa si svolge sotto l'Alto Patronato della Presidenza della
Repubblica
Architetture
della Memoria. Costruire luoghi per ricordare
Un convegno a Carpi (MO) - 11 febbraio 2004 - sala Congressi - viale
Peruzzi
Giovanni
Leoni
In
un paese il cui primo ministro, nel settembre 2003, è costretto
a scusarsi goffamente con i rappresentanti delle comunità ebraiche
per aver affermato, tra una bottiglia di champagne e laltra
sorseggiate nella sua casa di Porto Rotondo, che il Duce mandava la
gente a far vacanza al confino, e ha il coraggio dopo appena quattro
mesi, riapparendo sulla scena politica brevemente abbandonata per
un lifting, di affermare che il fascismo è stato meno odioso
dei giudici di Mani Pulite, lamministrazione di centro-sinistra
della città di Carpi non deve dimenticare, come non dimentica,
di ospitare sul proprio territorio un luogo, lex-Campo di Concentramento
di Fossoli, che appartiene, non ai cittadini carpigiani, ma al mondo
intero e allimpegno di memoria che tutti dobbiamo alla vicenda
della Shoa.
Fossoli non fu luogo di uccisione ma base di smistamento e prima stazione
di deportazione degli ebrei italiani ai lager centroeuropei, in un
legame profondo con il sistema concentrazionario e la sua essenza
di tortura descritto, con efficacia maggiore di qualsiasi possibile
saggio storico, da Primo Levi nelle pagine di apertura di Se questo
è un uomo.
La città di Carpi ho affrontato tale pesante responsabilità
di memoria varie volte nel corso del tempo e con diversi strumenti.
A partire dalla manifestazione carpigiana dell8 dicembre 1955,
che diede avvio alla Celebrazione Nazionale della Resistenza nei Campi
di Concentramento, una sequenza di mostre ed eventi ha condotto, nel
1973, alla inaugurazione del Museo Monumento al Deportato Politico
e Razziale, costruito nel Castello dei Pio di Carpi su progetto di
BBPR, a tuttoggi uno delle più felici opere architettoniche
dedicate a tale tema. Architettura che è motivo anchessa
di una non minore responsabilità a carico dellAmministrazione,
poiché richiede ormai interventi di manutenzione che immaginiamo
preannunciati dalla accurata mostra documentaria allestita in questi
giorni nelle sale del Museo stesso. Del suo destino si parlerà,
inevitabilmente, in occasione del convegno Architetture della Memoria.
Costruire luoghi per ricordare, in programma per il giorno 11 febbraio
2004, dalle ore 10, presso la Sala dei Congressi di Viale Peruzzi
a Carpi. Unoccasione che vedrà tuttavia, necessariamente,
ampliarsi la discussione ad altri temi, come lascia presupporre anche
la scelta dei relatori, da Francesco Dal Co, direttore di CASABELLA,
a Ezio Raimondi, da Stefano Levi Della Torre alla canadese Règine
Robin, dallarchitetto Luca Zevi a James Young, studioso di fama
mondiale delle forme di rappresentazione artistica legate alla Shoa
e già tra i protagonisti della complessa vicenda concorsuale
che ha portato alla realizzazione di un altro felicissimo progetto
come il Memorial for the Murdered Jews of Europe, opera di Peter Eisenman
in costruzione a Berlino.
Sarà unoccasione di confronto importante per tutti e,
in particolare, per lAmministrazione carpigiana chiamata alle
responsabilità di cui si diceva. La questione della conservazione
dellex-Campo di Fossoli è, infatti, tuttora aperta. Dopo
il concorso internazionale del 1990, concluso senza un vincitore unico,
dopo un incarico esecutivo a Roberto Maestro, senza esito costruttivo,
oggi, se si esclude la pur importante e costante manutenzione compiuta
soprattutto da gruppi di volontari coordinati dal Comune, lunico
intervento realizzato, inaugurato in questi giorni, è la ricostruzione
filologica di una baracca, operazione che, anche accettandone il valore
documentario, lascia immutata la domanda riguardo al modo in cui il
luogo fisico, in sé non eloquente, potrà conservare
e tramandare la memoria degli eventi e il loro significato.
Lex-Campo di Fossoli, daltra parte, è curato da
una Fondazione che riunisce figure di indiscussa autorevolezza, a
cui certo non sfugge come la discussione sul destino di questo luogo
oggi non possa non tenere conto di una nuova importante iniziativa.
A partire da una proposta di Vittorio Sgarbi, affiancato da Massimiliano
Fuksas e Alain Elkann, il Ministero dei Beni Culturali infatti, mostrando
sul tema sensibilità assai maggiore del premier, ha fatto approvare
(gennaio 2003) una legge per listituzione del Museo Nazionale
della Shoa, da collocarsi a Ferrara, e ha stanziato 15 milioni di
euro per la realizzazione, più 1 milione di euro annuali per
la gestione. Il tema non è oggi la collocazione del Museo,
che forse avrebbe visto in Fossoli una sede almeno degna di valutazione,
come emerse in qualche cenno di polemica iniziale, anche perché
Ferrara è città di grande tradizione ebraica e ha sposato
il progetto con la serietà e limpegno necessari. E non
è nemmeno, forse, il programma museale, dal momento che liniziativa
poggia, per quanto riguarda la cura scientifica, sul Centro di Documentazione
Ebraica di Milano, che indicherà il Direttore.
La questione più incerta appare la scelta della architettura
che, come la legge recita, dovrà dar vita a un luogo simbolico
per conservare nella memoria della nazione le drammatiche vicende
delle persecuzioni razziali e dellOlocausto. Avendo davanti
agli occhi, se non altro, il destino di due architetture così
diverse come il Museo berlinese di Daniel Libeskind e il progetto
di Peter Zumthor per Topografia del Terrore, anchesso a Berlino
e di incerta realizzazione, è da sperare che la discussione
sulla architettura ferrarese dedicata alla memoria della Shoa proceda
con la dovuta profondità e serietà, perché in
questa occasione davvero, ma davvero, occorrerà più
etica e meno estetica.
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