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  2 giugno: Festa della Repubblica
  Data: 02/06/2020
  • 2 giugno 2020 Festa della Repubblica

    Nella ricorrenza di questa Festa della Repubblica la Fondazione Fossoli partecipa alla campagna #RaccontiamolaRepubblica, avviata dall'Istituto Nazionale Ferruccio Parri, riproponendo un breve estratto del discorso di Piero Calamandrei alla Assemblea Costituente del 4 aprile 1947Parole chiare che definiscono il senso del lavoro compiuto nella Assemblea e indicano al contempo la direzione per mantenerla attiva. Ma esiste anche un altro motivo. Ed è che il Campo di Fossoli vanta un legame stretto con il Costituente toscano che nel 1955, nelle celebrazioni per il decennale della Resistenza, è chiamato dalla città di Carpi a redigere l’epigrafe per il Muro del Ricordo, il primo segno memoriale posto in prossimità del Campo di Fossoli.


    Scarica qui l'estratto del discorso di Piero Calamandrei alla Assemblea Costituente del 4 aprile 1947


    “Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini.

    Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene che con l’andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo a uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna-Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l’eroismo è giunto alla soglia della santità.

    Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli”.

    Piero Calamandrei


         

    Foto a sinistra: inaugurazione del Muro del Ricordo posto in prossimità del Campo di Fossoli, 8 dicembre 1955.
    Foto a destra: Muro del Ricordo, la lapide recante l'epigrafe di Piero Calamandrei e, a fianco, l’urna contenente la terra proveniente dai Campi di concentramento d'Europa, 1955.


    Epigrafe di Piero Calamandrei nel Muro del Ricordo affiancata dall’urna che raccoglie la terra dei campi di concentramento d’Europa

    Da questa fossa che si saziò di innocenti/ da queste piazze che inorridirono/ sotto l’ombra dei capestri/ da queste terre generose onde balzarono/ eroiche bande di popolo/ a volgere in fuga gli eserciti della barbarie/ dalle squallide tombe di Cefalonia/ dalle ceneri dei campi di sterminio/ sale da cento voci una voce sola/ non di odio ma di redenzione// Il Municipio di Carpi/ campo glorioso di guerra partigiana/ nel decimo anniversario della Liberazione/ raccoglie questa voce/ e la consacra all’avvenire/ perché intendano i figli dei figli/ quale anelito di speranza/ lo stesso che animò Ciro Menotti/ è racchiuso in questo voto/ assicurare per sempre alla patria/ libertà indipendenza giustizia// Quando il voto sarà compiuto/ Fossoli ara di martiri/ fiammeggerà nei secoli/ aurora di un mondo migliore/ libero laborioso pacificato.